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Val Trebbia, terra di vino

È la nostra casa e la conosciamo bene: dalla cima del Monte Pillerone fino alle torri del Castello di Scrivellano, e poi giù dove il fiume Trebbia scorre placido a fondo valle. Riconosciamo i canti e i balli tipici, il suono del piffero appenninico, il profumo della coppa e del salame. In queste terre, il vino fa parte della storia: durante l’Impero Romano prima e con i monaci di San Colombano dopo, che introdussero nuove tecniche di vinificazione moderna già nel VII secolo. Non è un caso che Ernest Hemingway, che percorse questa valle all’inizio del ‘900, abbia scritto: “Oggi ho attraversato la valle più bella del mondo”.

Piacenza, spirito da pionieri

A noi piacentini piace arrivare per primi: siamo stati la prima colonia romana nel nord della penisola, ben 200 anni prima di Cristo; siamo stati i primi a chiedere l’annessione al Regno di Sardegna, nucleo della futura Italia, nel 1848; e siamo gli unici in Italia a produrre ben tre salumi DOP, la coppa, la pancetta e il salame. Abbiamo conosciuto i Visconti, i Farnese e i Borbone, i francesi e gli austriaci, la guerra e la pace. Un po’ di questo spirito da pionieri è rimasto ancora oggi, in tutto quello che facciamo: siamo ambiziosi, innamorati, genuini e coraggiosi, amanti della nostra terra.

Quando la tipicità è cultura

“Roba de Piasensa”, dicevano i nobili delle corti italiane per descrivere i salumi e i formaggi più buoni.
La nostra è la terra del buon mangiare: salumi eccellenti (come la coppa, il salame, la pancetta), formaggi famosi (il Grana Padano, prima di tutto),
e poi i pisarei, gli anolini, i tortelli, l’anatra arrosto e il ragù di cavallo, la sbrisolona e la ciambella, le decine di varietà di mele e pere che crescono da secoli lungo il Trebbia.
Con tipicità come queste, non è un caso che il vino piacentino si coltivi da duemila anni.

Gli antichi vigneti piacentini

Già nel Medioevo, i pregiati vini piacentini venivano inviati alle corti di Francia e Spagna, perché particolarmente apprezzati: Gutturnio, Ortrugo, Barbera e Malvasia, fermi o frizzanti, giovani o invecchiati. Qui da noi, il vino è storia antica: basti pensare che dal vicino fiume Po, a fine ‘800, è stato ripescato il gutturium, un antichissimo boccale d’argento antesignano del tastevin, che ha poi dato il nome ad uno dei nostri vini più famosi. Dal gutturium bevevano tutti i commensali, passandoselo a turno: ecco perché a Piacenza, se si beve, si beve soprattutto in compagnia.